Caso Lusetti, quale chiarezza?

Di Alessandro Bonini

La Lega Nord Ha dimostrato, nel caso salito al clamore della cronaca da alcuni giorni, con l’espulsione di Lusetti, ben poca chiarezza.

Già il dire che “ i panni sporchi si lavano in casa”, senza motivare pubblicamente e nemmeno ai propri sostenitori, le vere ragioni di tale espulsione, non si può certamente definire un alto indice di democrazia. A Lusetti non pare sia stato neppure concesso il diritto al contradditorio col suo accusatore, l’onorevole Angelo Alessandri, suo padrino prima, suo carnefice poi.

Nella Lega si è scatenata la bagarre, non è dato sapere nessuno dei 18  punti che sono stati contestati al vicesindaco di Guastalla, ciascuno dei quali meritava la sua espulsione. Come mai una persona che in poco tempo aveva raggiunto i vertici politici regionali sia precipitata talmente in fretta da sembrare una meteora?

Il capo di gabinetto del presidente della regione Piemonte, Luca Zaia , fa sapere che il ruolo svolto da Lusetti in qualità di commissario ad acta dell’ ENCI, è stato svolto in maniera professionale e corretta, quando il ministero delle politiche Agricole era guidato da Zaia. Come si spiega allora che il nuovo ministro Giancarlo Galan, poco dopo il suo insediamento ha annullato per decreto 62 delibere firmate dallo stesso Lusetti giudicandole illegittime, adottate in violazione del potere conferitogli ed in spregio alla normativa e lo ha rimosso dal suo ruolo poco prima della espulsione con demerito dal partito?

Tutti atti che Lusetti ha asserito di poter giustificare, ma il deputato Alessandri non pare voler udire ragione di questo, senza motivare però il suo atto di espulsione, come dovrebbe essere in una democrazia.

Non pare che all’interno del carroccio vi sia molta libertà di espressione.

Sembra quasi di essere all’interno del PDL o del PD, altri partiti che non brillano certamente per democrazia, come dimostrato dai recenti fatti di Reggio, con Bonaretti riconfermato nel suo ruolo perchè il primo cittadino non gradisce, o non può permettersi, una sua estromissione. O a Roma dove il Silvio nazionale dice “fuori dal PDL chi vota sfiducia contro esponenti del governo”.

Questa pare essere la nuova forma di democrazia che si sta prepotentemente instaurando nel nostro Paese, una democrazia un poco retrò che ricorda un po’ il ventennio, una “democrazia” che alcuni rimpiangevano ma che presto, se non cambia il vento, saranno costretti a godersi in spazi liberi sempre più stretti e recinti che si allargheranno per contenere i dissidenti.

Tornerà il confino o troveranno nuovi metodi per fermare la dissidenza.

About admin