Diffamazione trasversale

La stampa in Italia si divide in due schieramenti. Non destra e sinistra come si potrebbe pensare, ma in stampa cialtrona e stampa rispettabile, due categorie trasversali alle identità politiche.

L’ultima impresa del giornalismo all’italiana, dove per italiana non intendo alla Biagi o alla Bocca, ma piuttosto alla Minzolini e alla Fido, pardon Fede, è il caso montato ad arte da vari quotidiani sui rimborsi elettorali che il Movimento 5 Stelle starebbe cercando d’incassare, nonostante le promesse di rinuncia durante la campagna elettorale.

Non è questa la sede per rispondere a tali scribacchini al soldo dei partiti poiché già ci ha pensato Giovanni Favia con le dovute smentite, piuttosto vorrei brevemente concentrarmi sulla prima frase che ho scritto.

Non esiste giornalismo di destra o di sinistra, esiste giornalismo serio e semi-serio, anzi cialtrone. Non esistono mezze misure, o è bianco o è nero. I diffamatori professionisti di destra sono speculari ai diffamatori professionisti di sinistra. Le veline arrivano dalla segreteria del partito di riferimento, che sia PDL o PD-meno-elle cambia solo il mittente.

Mentre la disinformatia sui rimborsi è per ora cavallo di battaglia dei quotidiani filo berlusconiani quelli anti berlusconiani hanno dato il meglio di se poche settimane fa, lanciandosi, come i lettori di questo sito ricorderanno, in notevoli piroette logiche tendenti a dimostrare l’anima razzista dei grillini.

Vien da chiedersi seriamente se la legge bavaglio causerà grandi danni, perché che problemi può dare una museruola quando la “vittima” ha fatto voto di silenzio? È come dire ad un uomo delle zone più retrograde e disperate del meridione, che ha fatto dell’omertà la propria regola di vita, che non deve vedere sentire parlare. Che bisogno vi è di dirlo se già è cosi?

Il lettore che vuole sapere cosa accade già da tempo diserta le edicole e cerca sul web quello che gli interessa, ognuno diventa redattore del proprio giornale e il web è la sua agenzia di stampa. Quello che bisogna guardare di un quotidiano non è la prima pagina, ma la visura camerale per capire chi sono i proprietari e quali conflitti d’interesse nascondono.

È per questo che a breve il governo pidue e pitreista darà un’altra spinta all’indietro alla storia del nostro paese, tentando di imbavagliare le poche voci libere rimaste. Ma se nel ventennio gli antifascisti si trasferirono con mogli e masserizie in Francia, come potremo noi non prenderci almeno la briga di trasferire i server dei nostri siti in paesi liberi da dove continuare la nostra informazione quotidiana?

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