Come ogni lunedì e giovedì, porto il mio sacco di plastiche e i tre sacchetti per la carta, il vetro-lattine e il “pattume assortito” al punto di raccolta dei rifiuti differenziati. La sperimentazione del porta-a-porta alla ex-settima circoscrizione sembra essere rimasta al palo, e per l’80% dei Reggiani differenziare, anche in maniera approssimativa, resta un optional. Sollevo il coperchio del cassonetto dei rifiuti domestici e… sorpresa! Ci ritrovo tre, forse quattro grossi sacchi lacerati da cui escono decine, centinaia di bottigliette da mezzo litro d’acqua minerale, cola, tè e altre bibite. Complimenti al barista (solo un bar può raccogliere in così grande quantità quella tipologia di contenitori) per il suo straordinario senso civico e l’esempio che sta dando anche agli avventori!
Ah, lo so: mettere i contenitori di plastica nel cassonetto bianco è lungo e faticoso, per via dei fori stretti che non permettono di buttare tutto insieme. Meglio le pattumiere larghe e comode, l’inceneritore sarà più contento. Oppure: meglio lasciare sacchi e scatoloni nei paraggi, ci penseranno quelli della raccolta a differenziare. Stessa sorte per gli oggetti ingombranti, compreso mobilio, elettrodomestici, tessile, batterie d’auto, ecc.: i centri di raccolta (le cosiddette isole ecologiche) sono così scomodi da raggiungere, hanno un orario, … E così differenziare sul serio resta a discrezione del singolo cittadino che, in carenza di una cultura del bene collettivo, si regola alla bisogna, a cominciare da quando, in casa, omette di suddividere i suoi rifiuti e, senza farsi troppi problemi, butta tutto nel mucchio. Il mio contributo ben poco incide, a separare ci penseranno – come sempre – gli altri!
Intanto resto in attesa che Enìa (o Iren, o come la vorranno chiamare la prossima volta) si conceda una campagna informativa – possibilmente ben fatta e insistente – che aiuti i “pigri” a capire perché il differenziato classico presenta dei grossi limiti, mentre il differenziato spinto, ossìa il conferimento a domicilio, o porta-a-porta, possibilmente con tariffa puntuale, sì che funziona. Quando hai in casa i ‘secchielli’ da riempire, ti ritrovi diligente e sei costretto a interrogarti ogni giorno:
- perché produco tanti rifiuti? (potrei ridurre le quantità?)
- i residui di cucina li potrei usare come fertilizzante per il mio piccolo giardino? (din-don: risparmio!)
- quanta plastica! Ma come facevano a confezionare i prodotti quando non c’era?
- se mi decido a fare pulizia in soffitta, passeranno a ritirare gli oggetti ingombranti evitandomi la fatica di andare alla discarica?
- cosa è il ‘Giro verde’ e come funziona?
- ha senso bruciare nell’inceneritore del pattume umido? Ha senso bruciare l’acqua?
Bah, basta crearci tante complicazioni! Meglio dar retta all’esperto tuttologo, al prof. Battaglia (e chi altri?): “Il modo più bischero è quello della raccolta differenziata; bischerrima all’ennesima potenza, poi, è la cosiddetta raccolta porta-a-porta, che altro non è che la raccolta differenziata spinta fino all’esasperazione. Che la raccolta differenziata sia una cosa bischera è semplice da capire. Innanzitutto, con essa non smaltiscono i rifiuti ma li si separa. L’idea sarebbe di riciclarli. Il condizionale non lo uso a caso. Infatti, il limite della produzione di riciclo è quello di mercato: a che pro un riciclo spinto, ad esempio, del vetro o della carta se poi il mercato del vetro scuro (che è il vetro che si può produrre dalla raccolta differenziata del vetro) o della carta riciclata è limitato? (sic!) Che cosa succede al vetro e alla carta riciclati che rimangono invenduti? Vanno a finire il primo in discarica e la seconda bruciata negli inceneritori. Tanto valeva portarcela prima.”
Quanto sopra, per i cialtroni basta e avanza. Per i palati fini – credo che ce ne siano – mi permetto di suggerire una valida “meditazione” sul tema:
http://ilditonellapiaga.wordpress.com/2009/10/04/considerazioni-sulla-raccolta-differenziata-e-sul-riciclaggio/



