La terapia di Bella. Chi ha memoria storica si ricorda che nel 1997-98 ci fu un improvviso momento di celebrità per un clinico e la sua “nuova” terapia per i tumori (in realtà il prof. Di Bella ci lavorava già da 20 anni circa) proposta come alternativa alla tradizionale chemioterapia. Diventò, lui ed il suo metodo, oggetto di grande interesse e soprattutto di pellegrinaggio da parte di pazienti che cercavano in lui una speranza che altre cure non avevano fornito.
Nel 1998 l’allora Ministero della Salute, presieduto dal Ministro Rosy Bindi, avviò una sperimentazione di fase II che venne conclusa con una pronuncia di “non efficacia validata” della terapia e non ritenne opportuno avviare la fase III della ricerca stessa. Nel 2005 arriva la bocciatura definitiva da parte del Presidente del Consiglio Superiore di Sanità.
Lasciamo le valutazioni clinico-scientifiche a chi ne ha la competenza e facciamo solo un’analisi politico-sociale dell’evento.
In realtà, dietro tutto questa gazzarra, ancora una volta, non ci fu soltanto un dibattito scientifico, ma e soprattutto, una battaglia politica fra chi (la destra, soprattutto Alleanza Nazionale) si schierò a favore di Di Bella e chi (la sinistra allora al governo) invece, si scagliò contro. Tutto ciò senza che nessuno delle parti politiche allora alla maggioranza ed all’opposizione si fosse veramente preoccupato della salute dei cittadini, ma solo per motivi di propaganda politica.
Infatti, quando nel 2001 tornò la destra al governo, non si preoccupò minimamente di rivedere gli atti della sperimentazione e di rimetterne in piedi un’altra, ma si disinteressò totalmente dell’argomento. Tutto fino a qualche giorno fa quando, dopo, un convegno scientifico a Singapore dove riemerge il metodo (rivisto, aggiornato e modificato) Di Bella, improvvisamente il pluri-consigliere Filippi chiede di riammettere la terapia Di Bella fra le cure oncologiche e Lusenti, altrettanto tempestivamente dice che questa dichiarazione è frutto del caldo di questo inizio d’estate.
Ed eccolo qui, il nocciolo della questione: qualunque argomento, questione, problema sociale, emergenza, ecc. diventa subito, sempre e solo una questione politica. Mai che si guardi il punto di vista del cittadino (del paziente in questo caso) ma solo pura propaganda politica!
Ripeto, non entrerò nel merito scientifico dell’argomento, ma credo che un argomento così serio e drammatico per i cittadini direttamente od indirettamente coinvolti, meriti un’attenzione più precisa, puntuale e rigorosa di quello che è emerso in questi giorni: l’ennesimo botta e risposta di maggioranza (regionale) ed opposizione, mentre tanti pazienti oncologici ed i propri familiari, in angoscia per la salute del proprio caro, fanno un sobbalzo per aver intravisto una nuova possibilità di cura troppo presto trasformata in una diatriba politica.



