L’ex missino Marco Eboli durante l’ultimo Consiglio Comunale accomuna gli Amici di Beppe Grillo ai terroristi delle BR. Riteniamo preferibile, ad una pur legittima querela, ridicolizzare questo vecchio nostalgico del pelatone di Predappio tramite la consueta verve polemica del Presidente dell’associazione GrilliReggiani Stefano Govi.
In merito a quanto espresso, a microfoni spenti, dal cons. Eboli Marco nella seduta del Consiglio Comunale di lunedì 19 luglio 2010, abbiamo l’ardire di premettere quanto segue:
1) é per noi un motivo d’onore esser definiti “cancro” da un personaggio che siede in Consiglio Comunale fin dai tempi del neolitico ( trattasi infatti di un relitto del passato, buio e freddo);
2) Parimenti è ragione d’orgoglio vederci etichettati come terroristi – pertanto nemici dello Stato- da chi milita in un’organizzazione politica che ha una concezione dello stesso Stato quale privata proprietà.
In margine a ciò abbiamo il piacere di sottoporre al nostro uditorio, che riteniamo più lucido della (bassissima) media italica, alcune elementari considerazioni:
- Quanto all’esser accomunati ai terroristi, il sig. Eboli paga forse una sorta di copyright al sig. Scalfari Eugenio, il quale ebbe la primogenitura di tale colossale stronzata in occasione del primo Vaffanculo Day ?
- Oppure, visto che il brodo di coltura è il medesimo, il nostro campione non ritiene opportuno, piuttosto, occuparsi dei suoi fiancheggiatori Fioravanti, Concutelli, Sisde, Sismi? Ciò, sia detto per inciso, senza nulla togliere al fatto che, se lo Stato italiano è occupato e rappresentato, ai vertici, da figure di rilievo quali Dell’Utri e compagnia cantante, allora sì, in effetti, con codesto stato (con la minuscola) noi abbiam poco da spartire…quanto ai terroristi della presunta concorrenza, che dire dei vari Curcio & soci, che in fin dei conti fecero il gioco dei Kossiga di turno? E ancora: BR e Ordine Nuovo erano eufemisticamente ostili a giornalisti, magistrati, democrazia. Guarda caso, sospette e sinistre analogie coi fastidi manifestati da un tipetto losco, un brianzolo mica tanto lungo, sempre coperto di cerone come una tenutaria di bordello.
Ci soffermiamo ancora su un’abitudine recente inaugurata dal giornalaio Feltri Vittorio, ora che il refrain recitato in modo ossessivo-compulsivo, neanche fosse un inno dell’Armata Rossa, sono le vacanze trascorse da Beppe Grillo in resort di lusso. Una corrente di pensiero davvero singolare, soprattutto se espressa dai servi di quel bagonghi che fa dell’opulenza la sua ragion d’essere; in merito a ciò va osservato che, a differenza del nano, al momento non risultano essere in atto indagini sull’origine e natura dei capitali detenuti dal sig. Grillo; parimenti, grazie al cielo, testa d’asfalto ancora non è riuscito nell’intento di boloscevizzare completamente il paese limitando la possibilità di spostamento: ergo, ognuno è libero di andare in vacanza, per dirla alla transalpina, dove cazzo gli pare.
Comprendiamo lo scoramento di chi vorrebbe si trascorressero le ferie obbligatoriamente e in modo proletario sul Mar Nero, meglio se organizzate dal sindacato di fabbrica (o, tanto è uguale, da “operatori turistici” che succhiano i soldi delle prenotazioni per poi portare i libri contabili in tribunale e inculare i clienti, nell’ormai secolare tradizione dell’imprenditoria tricolore).
A tal proposito consigliamo al capo bastone del Sig. Eboli di prendere in considerazione l’idea di una vacanza a Pianosa, tanto per adattarsi all’idea di un penitenziario – nel quale ci auguriamo di vederlo rinchiuso al più presto, va da sé – .
Clima salubre ed asciutto, mare pulito, difficoltà di interferenze nelle comunicazioni e, last but not least, elevazione massima mt. 1 s.l.m.: così, per una volta almeno, si sentirà all’altezza della situazione.



