Energie rinnovabili, quali? Perché?

Si parla, spesso a vanvera, di energie rinnovabili.

Green economy è la parolina magica che nasconde ogni nefandezza, tutti ne parlano come la panacea di tutti i mali.
Le amministrazioni pubbliche fanno a gara per dare immediata risposta non a chi ha reali esigenze abitative, ma a permettere l’installazione dei campi fotovoltaici in campagna, provate a vedere quante autorizzazioni in deroga sono state rilasciate.

Il fotovoltaico, non per autoconsumo, è la nuova frontiera del business, il “conto energia” ne amplifica questo aspetto.
E’ diventato un altro aspetto del consumismo e della bulimia costruttiva, oltretutto scarsamente educativo.

All’attuale stato di salute del pianeta serve una educazione al risparmio, non un’illusione di produzione infinita, che non potrà mai essere e che non fa altro che incrementare l’inquinamento.

E’ un assurdo controsenso occupare terreno agricolo per produrre energia elettrica.
Il terreno agricolo deve produrre il sostegno alimentare di cui abbiamo bisogno, senza dover andare a cercarlo lontano.
Bisogna innanzitutto ridurre i tanti sprechi che abbiamo nella pratica domestica, e molti non sanno nemmeno quanti e quali siano, poi bisogna pensare di mettere in atto tutte le possibilità per risparmiare l’energia, nel senso di consumarne meno.
Dopo di questo, siccome ogni edificio ha un tetto, vi si installano i pannelli fotovoltaici nella misura massima possibile per dare risposta alle esigenze, depurate dagli sprechi.

L’energia elettrica è una parte, neanche preponderante, del bilancio energetico di un edificio, però, solo per il facile guadagno, è l’unica su cui si sono impostati dei seri programmi, mentre si trascura tutta l’altra parte dei consumi energetici.
Dato che, attualmente, è già possibile costruire un nuovo edificio (o una radicale ristrutturazione) in grado di arrivare a consumo zero per il riscaldamento, per il raffrescamento e per la necessità di energia elettrica, perché non si propone di fare pagare tutti gli oneri in maniera direttamente proporzionale al consumo di energia da fonti NON rinnovabili?
Credo che due lobby siano contrarie: la lobby dei costruttori e quella dei fornitori di energia (ENEL, ENIA, ecc…).
Ma i cittadini acquirenti ne avrebbero immensi vantaggi.

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