Rischio nucleare, Veronesi, una Garanzia ma per chi?

Il chirurgo mammario Umberto Veronesi è stato candidato dal Governo per la direzione dell’Agenzia Nazionale per l’Energia Nucleare: un curioso doppione, dal momento che il CNEN, l’agenzia che ha inaugurato in Italia il programma nucleare negli anni ’60, esiste ancora, anche se ha cambiato nome in ENEA. Gli enti inutili vengono raddoppiati e quelli utili – come l’ISPESL costituito con la Riforma Sanitaria per la sicurezza, anche nucleare, dei lavoratori e della popolazione – vengono soppressi.

Il cardiochirurgo Ignazio Marino ha commentato: niente da dire sull’oncologo Veronesi, ma non risulta che egli sia competente in campo nucleare La candidatura di Umberto Veronesi ha preso quota anche perché, come Ministro della Sanità ha impedito l’adozione da parte del Governo di una normativa di protezione della popolazione dai campi elettromagnetici, voluta dall’allora Ministro dell’Ambiente Willer Bordon, costretto alle dimissioni dal compaesano del professore, e alfiere di ogni ideologia sviluppista e antiambientalista, Giuliano Amato (oltre che sostenitore delle banche e della finanza speculativa internazionale, fino all’impoverimento del Paese e iniziatore del nostro declino industriale con l’assassinio a sangue freddo della Breda, dell’Alluminio Italia e la svendita della Nuova Pignone).

In quegli anni Umberto Veronesi si distinse su quel fronte, anche intimidendo, per via ministeriale, gli scienziati che approfondivano i profili di rischio di inquinamento elettromagnetico, come testimoniato da una interrogazione presentata allora dal senatore leghista Bianchi.

Aveva un precedente il professore: aveva promosso la campagna “accendi una lampadina per il cancro”, finanziata dall’ENEL, in favore della privata – e allora non tanto nota – Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC): fu grazie prevalentemente ai fondi raccolti con quella campagna, che l’AIRC si poté permettere la successiva campagna “una lira per i cancro” e divenire così una fonte di finanziamento stabile per le strutture di medicina privata, come l’Istituto Oncologico Europeo, fondato dallo stesso professore.

Gli interessi in gioco per il professore-ministro erano talmente rilevanti da fargli dimenticare ogni prudenza in un campo scientifico, come la fisica dell”elettromagnetismo, di cui aveva poca dimestichezza. In un intervista a Repubblica, nell’aprile 2001, intervenendo nel dibattito dei rischi dell’esposizione ai campi elettromagnetici,il professore-ministro dichiarava: i campi elettromagnetici non fanno male, perché noi siamo evolutivamente adattati ad essere esposti ai campi, perché la terra è un magnete.
Sfuggiva all’onorevole professore che il campo geomagnetico è un campo magnetico statico, non elettromagnetico, non variabile nel tempo, come quello proveniente dagli elettrodotti e dalle costruzioni elettriche ovvero dalle antenne radio e televisive e dalle stazioni radiobase di telefonia mobile.

Sfuggiva – e forse sfugge ancora oggi, perché è difficile da anziani colmare le proprie lacune formative – il fenomeno della dinamo della bicicletta, che pure è conosciuto anche da persone di modesta cultura, che non si candidano a dirigere la fisica nucleare del Paese. La dinamo è costituita da un magnete permanente messo in grado di ruotare, una volta appoggiato alla ruota della bicicletta: se la ruota gira, la dinamo gira cosicché il campo magnetico generato dal magnete, interno alla dinamo, diventa variabile in direzione, da statico che era quando la ruota e la dinamo erano ferme. Quando queste girano si accende la luce della lampadina della bicicletta, segno che una corrente passa nel circuito concatenato alla dinamo; e la luce è tanto più intensa quanto più veloce gira la ruota; quando ruota e dinamo stanno ferme la luce rimane spenta, segno che nessuna corrente passa nel circuito.

Ora, quando noi siamo esposti a un campo magnetico variabile, come quello generato da un elettrodotto, succede proprio quello che succede alla bicicletta in moto; nei molti circuiti elettrici costituiti dalle nostre fibre muscolari e nervose insorge una corrente, provocata dal campo magnetico variabile esterno, generato dall’elettrodotto, e tale corrente è all’origine dei disturbi molte volte segnalati dalle persone esposte agli elettrodotti o registrate dall’epidemiologia, come l’aumentato rischio di leucemia infantile nei bambini residenti in prossimità alle linee ad altissima tensione. Aumento che il nostro professore ministro negava proprio in quell’intervista, salvo essere smentito giusto due mesi dopo dallo IARC, l’Istituto di Lione, per la ricerca sul cancro, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’IARC nel giugno 2001 classificava il campo magnetico variabile come possibile cancerogeno ambientale.

Evidentemente il professore non comprendeva la causa di tale classificazione, non avendo apparentemente appreso la differenza tra campo magnetico statico e campo magnetico variabile o campo elettromagnetico. Infatti parlando del rischio di esposizione al campo elettromagnetico, egli tirava in ballo il nostro adattamento al campo magnetico terrestre, che è statico. Più recentemente il suo furore antiambientalista lo ha spinto a fare il perito di Radio Vaticana, nel procedimento che ne vede indagati i responsabili per omicidio colposo,proprio il procedimento nel quale il Consulente Tecnico d’Ufficio nominato dal Giudice, un oncologo del famoso Istituto Nazionale Tumori di Milano, trovava consistente la correlazione tra le morti di Cesano e l’inquinamento elettromagnetico di Radio Vaticana.

A sua discolpa va considerata la persistente carenza di formazione scientifica di base – che resiste ad ogni riforma – nei corsi di laurea in medicina e chirurgia delle nostre università: la matematica non viene insegnata e della fisica si richiede un semplice ripasso di quella (scarsa) insegnata nelle scuole superiori.

Ma sorge un dubbio inquietante a proposito del prof. Veronesi: se la sua percezione dei fenomeni fisici è così scarsa, con quale responsabilità egli si fa propugnatore di terapie che impiegano raggi X durante le operazioni chirurgiche al seno, che non risultano adottate dalle strutture onco-chirurgiche pubbliche del Servizio Sanitario Nazionale?

Ma soprattutto il dubbio viene in evidenza ora, che si parla di nominarlo presidente dell’Agenzia Nazionale per l’Energia Nucleare: un preconcetto sostenitore dell’inquinamento fisico, già in cordiale intesa con l’ENEL, apparentemente digiuno di fisica generale e quindi del tutto dipendente dai consiglieri tecnici che, nell’agenzia, faranno presumibilmente gli interessi dei progettisti e dei costruttori delle centrali nucleari: altro che ruolo di garanzia per il quale l’agenzia, a parole, viene istituita!

Ecco perché il Governo di Berlusconi non chiama a presiederla il premio Nobel Rubbia, già cacciato dall’ENEA proprio da Berlusconi, ma chiama il candidato al Nobel di Afef, uno che si troverebbe finalmente nella compagnia giusta con Berlusconi e don Verzé (dal quale Veronesi, appena nominato Ministro, comprò con i soldi pubblici il complesso ospedaliero di Mostacciano a Roma, ad un prezzo che la Ministro Bindi aveva ritenuto inaccettabile). Come Berlusconi e Don Verzé, Veronesi ha più volte prospettato le meraviglie della medicina futura, da conquistare grazie alla ricerca – purché finanziata – del suo Istituto (come Don Verzé del suo): tra queste la sconfitta del cancro in pochi anni.

Magari con l’aiuto di qualche disastro nucleare!

Dott. Livio Giuliani

Dirigente di Ricerca
Direttore di Dipartimento ISPESL
Portavoce ICEMS

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