Il pomodoro, come coltivarlo

informazioni utili per chi volesse coltivare un orto per autoconsumo e avviarsi sulla strada dell’autoproduzione e della decrescita.

Le tecniche di coltivazione del pomodoro sono diversificate in funzione del tipo di pomodoro da coltivare; ma vediamo in dettaglio quali sono le fasi fondamentali dal campo al consumo che condizionano la qualità del pomodoro da mensa.

SCELTA DEL SEME

Sono tante oggi le varietà di pomodoro a disposizione, tra tutte le tipologie da mensa maggiormente apprezzate sembrano essere il beef-rotondo, i minicluster ed i cluster, seguono Marmande, San Marzano e Cuore di Bue. Molte varietà coltivate in passato sono state abbandonate a causa di perdita di resistenza alle malattie e, nel caso della produzione commerciale, perché sostituite da varietà con rese superiori.

I coltivatori si trovano davanti un’offerta molto ampia di varietà ed anche di ibridi selezionati. La scelta del seme quindi va fatta in funzione del tipo di pomodoro che si vuole produrre ed è importante affidarsi a venditori di semi o piantine da trapianto in grado di soddisfare le singole esigenze e garantire l’origine dei semi.

TEMPERATURA E UMIDITA’

La pianta di pomodoro è molto sensibile al freddo ed è per questo motivo che la coltivazione comincia nel periodo primaverile. La temperatura ottimale del terreno per la germinazione del seme è di circa 20°C e la germinazione sotto i 16°C è molto lenta. Per la crescita vegetativa le temperature ottimali oscillano tra 25° e 35°C ed in presenza di umidità adeguata, le piante possono tollerare bene anche temperature superiori a 38°C. Tuttavia valori elevati di umidità relativa dell’aria (>90%) favoriscono la diffusione della maggior parte delle malattie fungine e batteriche.

IL TERRENO

Il pomodoro si può coltivare su diversi tipi di terreno. In linea generale, i suoli sabbiosi sono da preferire per le coltivazioni precoci che possono essere piantate facilmente quando i terreni sono molto bagnati, si riscaldano rapidamente in primavera e promuovono la precoce germinazione e crescita dei semi. I suoli argillosi, anche se meno agevoli da lavorare, sono generalmente più produttivi rispetto a quelli sabbiosi. Tuttavia, malattie fungine e marciumi radicali in genere rappresentano un serio problema per suoli pesanti  e che trattengono l’umidità in eccesso.

L’IRRIGAZIONE

L’irrigazione è la pratica colturale che più influisce sulla qualità del prodotto. I fabbisogni idrici del pomodoro sono piuttosto elevati e variabili in funzione delle condizioni pedoclimatiche. In generale, raggiungono il massimo nel periodo dell’allegagione e dell’accrescimento delle bacche.

Diverse sono le tecniche di irrigazione: tra quelli gravimetrici molto diffusa è l’infiltrazione da solchi, seguono il metodo a pioggia e quello a goccia. Tuttavia sono da sconsigliare tecniche che bagnano l’intera pianta poiché aumentano il rischio di  malattie fungine e cancro batterico.

Il disordine irriguo è causa di varie patologie come il marciume apicale causato da stress idrico o la spaccatura dei frutti in caso di eccesso di acqua in fase di maturazione. Risulta essenziale un rifornimento adeguato al fabbisogno idrico della pianta mediante l’utilizzo di tecniche che consentono di limitare le perdite di acqua dal terreno. Altre tecniche che aiutano a contenere le perdite di acqua sono la pacciamatura e la sarchiatura. Entrambe le pratiche sono messe in atto con l’obiettivo di controllare le erbe infestanti, ma consentono anche una riduzione del quantitativo di acqua che evapora dal terreno.

Scacchiatura (eliminazione dei germogli laterali che si sviluppano all’ascella delle foglie) e cimatura (taglio dell’apice vegetativo all’altezza voluta) sono infine operazioni importanti  che incrementano la vigoria dello stelo principale aumentando la dimensione dei frutti e accelerando la maturazione.

Di Maria Gullo

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