Allora, partiamo dall’inizio come nelle storie ben raccontate … ammetto che la signora in questione con un po’ di fantasia potrei essere io, ma spero, vorrà essere qualsiasi donna che legga questo sito.
C’era una volta in una cittadina dell’Emilia una signora che in macchina andava a lavorare verso le 15,00 di uno dei
pomeriggi di afa più sconcertanti degli ultimi anni.
E che ti vede per strada la signora? Una donna ( o almeno così sembrava) con tre bimbi al seguito totalmente vestita e coperta di un burqa nero! Le reazioni immediate della signora sono state molteplici visto che si trattava della quarta volta in due anni e mezzo che le capitava di vedere una cosa del genere …
La prima e subitanea è stata pensare: “ cazzo! sotto quella stoffa c’è qualcuno che ha sicuramente scoperto un metodo per non svenire a 50 gradi di temperatura”.
La seconda è stata: “ Perché il mio povero cervello stanco e tediato dal caldo deve mettersi in moto proprio alle tre del pomeriggio e per di più per prendersi un’arrabbiatura coi controfiocchi??”
La terza è stata: “ Visto che non posso fermarmi e spogliare da capo a piedi l’ipotetica signora, mi accontenterò di scrivere sul sito e magari mi sfogo…”
Eh, si, poiché di sfogo si tratta e se qualcuno dovesse pensare che sia uno sfogo “politically improper” forse lo è, ma come spesso accade potrebbe contenere qualche piccola verità …
Innanzitutto mi piacerebbe premettere che non perché una qualsiasi cosa o atteggiamento appartiene a una cultura debba per forza essere giusto o essere tollerato per quieto vivere. Cultura è un termine così ampio che spesso dentro contiene le schifezze e le barbarie più atroci. Basti pensare all’infibulazione, anche questa a suo modo è “cultura”, ma non per questo permettiamo che la si pratichi. Allo stesso modo secondo me il Burqa contiene dentro una tale violenza intellettuale e anche fisica verso le donne – provate voi a mettervi uno scafandro di stoffa addosso con 38° e poi mi venite a raccontare … – che in Italia (ma OVUNQUE nel mondo ) dovrebbe essere assolutamente vietato.
Il motivo più ovvio, e, di sicurezza, è che chi cammina col Burqa ha il viso (e il corpo) coperto e non credo sia ammissibile in quanto chiunque potrebbe utilizzarlo come strumento per non farsi riconoscere. Vi faccio questa domanda: ma se entrate in qualsiasi luogo pubblico e vedete delle persone col passamontagna voi vi sentite tranquilli? Secondo me se per esperimento cominciassimo in tre o quattro persone a passeggiare per le vie del centro col volto coperto da passamontagna e calze le forze dell’ordine di sicuro ci chiederebbero le generalità. E, a mio avviso, farebbero bene!
Il motivo, ancora più ovvio, e che a me produce effetti rabbiosi indicibili, è che nel nostro paese siamo ben lontani da aver raggiunto la parità tra uomini e donne se non per pochi passi fatti negli anni ’70 dalle femministe, e vedere che le donne musulmane si fanno ingabbiare in una prigione di stoffa mi fa “leggermente” incazzare. Non ci può essere nessuna scusante religiosa per una cosa del genere, ma solo la volontà maschile di tenere sotto controllo la donna.
Da un lato è davvero triste vedere che, in un modo o nell’altro, noi donne continuiamo a subire il giogo maschile. Non per niente in Italia abbiamo il problema opposto: molte giovani donne italiane hanno subito una sorta di lavaggio del cervello e pensano che esibire e vendere il loro corpo sia la cosa più pratica e veloce per fare carriera. E’ assurdo che per le stesse strade si debbano vedere donne coperte come dei palombari e donne con mini gonne che definire “inguinali” è riduttivo … Credo che in entrambi i casi quello che ne esca peggio sia il concetto di autostima femminile che ormai è calato a livelli abissali. C’è poca differenza, a mio avviso, fra una donna che si copre tutta – persino il volto! – e una che offre alla vista il suo corpo sempre e comunque senza dargli il minimo valore.
Sia chiaro, non ho niente contro la mini gonna, anzi! Credo che negli anni ’60 sia stato uno dei mezzi più efficienti di propaganda della libertà femminile e che, in parte, anche grazie ad essa oggi noi donne abbiamo possibilità di esprimerci e farci valere. La mini gonna ha sancito per la prima volta il diritto della donna a poter parlare di sesso, a poterlo fare, a poter pronunciare la parola “orgasmo” senza che qualcuno la guardasse male. Anche se, volendo scendere in particolari più effimeri, credo che dopo 40 anni ci sia rimasto poco di sexy nella mini gonna e che spesso un abito lungo con uno spacco può risultare più erotico. Ma questo è un altro discorso …
Altra cosa è il velo. Il velo è un simbolo, una scelta religiosa, condivisibile o meno, ma che non può in nessun modo arrecare offesa alcuna agli altri né pericolo. Il velo rappresenta la purezza ed è a suo modo anche un collante tra culture religiose diverse. La Madonna è velata ad esempio, e ancora oggi molte signore cattoliche mettono il velo per entrare in chiesa. O, ancora, molte donne africane che girano in città, spesso hanno degli splendidi vestiti colorati abbinati a delle stoffe che fasciano loro la testa. Credo che questo non possa dare fastidio a nessuno, che sia cattolico, musulmano o buddista o quant’altro.
Ci tengo a precisare che ho un enorme rispetto per le religioni, tutte, in quanto spesso sono fonte di ristoro spirituale e di aggregazione culturale, ma purtroppo molte volte sono anche causa di guerre e di distorsioni mentali, che anche in Italia viviamo, ma anche questo è un altro discorso …
Aggiungerei ancora che proprio le donne musulmane – che ho avuto in molte occasioni il piacere di conoscere e sono spesso donne di cultura medio alta e intelligenti – dovrebbero cominciare a cambiare le cose all’interno della loro comunità, per il bene soprattutto delle loro figlie che crescono in un paese multietnico. Eh si, perché, con buona pace dei leghisti, è quello che l’Italia è, e quindi dobbiamo trovare il modo di convivere bene e senza attriti. Direi che sarebbe ora di archiviare il termine “tolleranza” che è orrido e deriva dal verbo tollerare e cioè sopportare. Musulmani, buddisti, cattolici, ebrei, atei non devono tollerarsi, ma convivere in pace, che è ben diverso!
Insomma, forse le autorità italiane dovrebbero porsi il problema di prendere in esame la questione. In casa propria ognuno, ovviamente, fa quello che vuole, ma nei luoghi pubblici secondo me ci vuole decoro e, così come se andate all’ufficio postale in topless, forse qualcuno vi arresta per oltraggio al senso del pudore, non da meno se ci andate col burqa dovrebbero fare lo stesso per oltraggio all’intelligenza femminile.
Per concludere vorrei, sull’argomento, consigliarvi un libro meraviglioso che ho letto qualche anno fa e che ritengo essere un libro che chiunque debba leggere ma soprattutto gli uomini. E’ un libro che parla di donne e della loro vita obbligatoriamente votata al sacrificio e alla sopportazione. Si tratta di “Mille splendidi soli” di Khaled Hosseini, leggetelo e quando avrete finito se doveste incontrare la donna che ho visto io per strada, forse non tirerete dritti, ma le chiederete: “perché?”.
Né Bunga-bunga né Burqa-burqa
– 16 luglio 2011Posted in: Notizie




Gran bell’articolo Rossella! Piacevole alla lettura….
Bisognerebbe scrivere dei libri ai riguardo, l’argomento è molto complesso!
Concordo in generale con te ma l’Italia è uno stato laico e c’è libertà di religione e di espressione. La loro religione impone questo e non c’è nulla che lo stato possa fare credo. E’ questione di mentalità e di abitudine, hanno delle regole molto ferree e probabilmente un marito a casa pronto a farle rispettare e punire comportamenti sconvenienti.
La prima rivoluzione è sempre quella mentale.
In certi casi il burqa andrebbe fatto indossare d’ufficio, sia a maschi che a femmine: troppo spesso capita di assistere a decadenti spettacoli di abbigliamento da coatti associato a ciccia in eccesso: e tali panorami nuociono allo sviluppo del turismo e all’estetica della nazione.
Cara Rossella, come già detto in posta, condivido alcuni punti (molti) punti di vista della tua analisi, ma credo che i divieti non possano aiutare chi viene costretta ad indossare il burqa, perchè dietro ci sono processi culturali e religiosi che non possono essere cancellati con un divieto per legge. Penso che innanzitutto ci debba essere conoscenza del fenomeno, condivisione ed anche accettazione del fatto che alcune donne sono convinte di portarlo, calarsi nella loro realtà, maturare insieme con esse un percorso di maturazione e liberazione dalla consuetudine costrittiva, per rendersi libera coscientemente di ciò che si sente ormai un peso ed una prigione. E noi, siamo veramente libere? Noi donne occidentali, dico, o siamo costrette in altri burqa più o meno visibili? dici bene, abbiamo dictat diversi, sempre dettati da un mondo maschilista che non ci considera individui pensanti ma oggetti di desiderio e strumenti di potere! E’ vero, possiamo lavorare, guidare, fumare, uscire, ma spesso viviamo costrizioni e divieti altrettanto gravi e forse anche più subdoli! Allora che il Movimento 5 stelle si faccia fautore di una vera rivoluzione culturale dove si restituisce alla donna dignità e potere di espressione; chiediamo le quote rosa e dopo le donne si autoescludono dalla politica e dalle amministrazioni perchè non hanno lo stesso tempo a disposizione degli uomini. Anche questo è un burqa, non di tessuto ma altrettanto incombente sulla testa delle donne. Riflettiamo
Certo c’era anche un’intenzione provocatoria in quello che ho scritto. Nel senso che so bene che vietare una cosa non significa certo cambiare la mentalità delle persone. Però è anche vero che, almeno a me, viene l’orticaria a vedere una cosa del genere. Per quello che riguarda lo stato, ovviamente dipende dalle opinioni, e secondo la mia lo stato dovrebbe sempre essere al disopra delle religioni e non farsi influenzare da esse (cosa che è ben lontana, soprattutto in Italia). E quindi secondo questo ragionamento lasciar passare solo i comportamenti e le tradizioni che non siano offensive alla vista altrui e alla sicurezza altrui. Può sembrare un articolo “europeocentrico” e “cattolicocentrico”, ma credo di no. Secondo me è un articolo “donnacentrico” …
Concordo con il divieto del Burka. E con Rossella. Se fin da piccola ti viene imposto e ti si dice che se non lo porti sei una peccatrice, con quale cultura e intelligenza te ne liberi? Allo stesso modo, se noi facciamo crescere le ragazzine con il modello “escort” facciamo passare l’orrido messaggio che la prostituzione sia una cosa normale. Ma molti sono i maschietti che tali la considerano, tanto che si parla degli uomini “irretiti” dalle prostitute (cioé vittimi loro) anche quando queste sono ragazzine. I corruttori e stupratori come vittime. La solita vecchia storia. Che si sta ripetendo sul sito del vostro Beppe Grillo, dove tutti i maschi sembrano ossessionati dal legalizzare e tassare le prostitute come soluzione centrale della nostra crisi economica. A questo proposito, io sono assolutamente contraria sia alla legalizzazione (cioé considerarlo un mestiere come un altro) che alla tassazione e ai controlli sanitari obbligatori (guarda caso unilaterali, come se il cliente – non controllato – avesse il delirante diritto di infettare ma di essere tutelato dall’essere infettato). I sondaggi come quello che sta facendo Grillo non hanno senso in un paese di maschilisti misogini ignoranti senza la minima educazione.
In certi casi il burqa andrebbe fatto indossare d’ufficio, sia a maschi che a femmine: troppo spesso capita di assistere a decadenti spettacoli di abbigliamento da coatti associato a ciccia in eccesso: e tali panorami nuociono allo sviluppo del turismo e all’estetica della nazione.