La monotonia del disastro

Vi chiederete: “ma come può un disastro essere monotono?” …
Ci vuole ben poco, basta che il disastro sia made in Italy. Non sono così vecchia, lo giuro! Eppure ho un archivio mnemonico pieno di disastri di varie forme e fatture tutti nella sostanza uguali e terribili. Alluvioni e frane su tutti. Questa volta tocca alla Liguria.
Certo siamo un paese ad alto rischio, non solo sismico, ma soprattutto a livello idrogeologico siamo “instabili”. E sapere questo non è da geologi, basta aver finito la scuola dell’obbligo … Ma a quanto pare c’è in giro qualcuno, che o non ha finito le scuole medie o era disattento a lezione …
Ma com’è possibile? Ma com’è possibile? E non me lo sono chiesto solo due volte, ma nella mia testa ogni volta mi pongo questa domanda mille volte. Tutte le volte che succede qualcosa del genere. E la risposta è sempre la medesima: SFRUTTAMENTO INCONDIZIONATO DEL TERRITORIO SENZA ALCUN RISPETTO DELLE LEGGI DELLA NATURA.
E, appunto, la monotonia di questi disastri ogni volta diversi per luogo, ma uguali nella sostanza, risiede nel DOPO. Dopo che il disastro è avvenuto, dopo che le persone hanno perso tutto e, come in questo caso, persino la vita, ecco che comincia la monotonia delle istituzioni e dei politici e il teatrino degli scarica barili. E poi le facce contrite e le frasi “d’ordinanza”. MA FATECI IL PIACERE.
Io non so voi, ma quando sento dalla bocca ipocrita di questa gente parole di cordoglio, mi viene da incazzarmi. E mi viene da chiedermi la colpa di chi è?
Beh non è solo colpa di chi ha violentato dei territori già per costituzione delicati e fragili. Sono sciacalli e fanno quello per cui sono nati: DEPREDARE E DISTRUGGERE. La colpa è in massima parte nostra. E’ nostra perché ce li abbiamo messi noi nei posti di potere e poi ce li siamo dimenticati. E’ nostra perché viviamo chiusi tra le nostre case e il nostro posto di lavoro e mettiamo fuori il naso solo per andarci a chiudere in un centro commerciale (costruito e gestito sempre dagli sciacalli di cui sopra). E’ colpa nostra perché tutte le volte che succede un disastro il giorno dopo ce lo siamo dimenticati e i colpevoli continuano a vivere alle nostre spalle. E’ colpa nostra perché la nostra indignazione (che ultimamente va tanto di moda) è un fuoco fatuo che si spegne con una pioggerellina d’aprile. E’ colpa nostra perché crediamo che qualcun altro possa pensare al nostro futuro e alla salute della nostra terra.
Ci aspettano tempi duri e, che noi lo vogliamo o no, in questa guerra contro il territorio saremo costretti ad entrarci e scegliere l’indifferenza significherà scegliere di stare con gli sciacalli. Se vogliamo combattere dalla parte giusta dobbiamo combattere contro il cemento, contro l’urbanizzazione inutile e i centri commerciali ad ogni costo. Contro il disboscamento, contro le grandi opere – che sono grandi solo per chi le costruisce e ci si arricchisce – contro la corruzione dilagante a tutti i livelli nella classe dirigente italiana. Quest’ultima sarebbe il caso di cambiarla, che, credo ormai l’abbiamo capito un po’ tutti, al massimo può dirigere il traffico!
Pensateci un attimo, anche il lutto diventa monotono, ripetitivo, sempre uguale e le immagini televisive vanno a ripetersi in una specie di dejà-vu. Madri che piangono i figli, e sto pensando alle mamme degli studenti dell’Aquila, preti che dicono l’omelia, politici ai primi banchi, telecamere e giornalisti, la folla – o dovrei dire il pubblico? – che all’uscita della chiesa applaude. Quest’immagine è diventata una specie di stereotipo visivo collettivo. Non so voi, ma io comincio a confondere i funerali delle vittime della mafia, con quelli di terremoti o di quelli che sono morti per un attentato. Il disastro, di qualsiasi natura sia, fa spettacolo … E, si sa, the show must go on.
Le tragiche fatalità non esistono. Le persone che perdono la vita in disastri di questo genere non muoiono per incidente, ma vengono assassinate. E una società giusta gli assassini li mette in galera, non nella stanza dei bottoni.

About Rossella Di Monda

Nata a Napoli e già è abbastanza!